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Perle di saggezza
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Ho la Sindrome della valigia vuota.
In realtà vorrei viaggiare solo con un paio di mutande di ricambio, lo spazzolino e basta.
Ma poi mi prende la sindrome della valigia vuota e inizio a stipare e stipare e stipare perché...
è un po' come quando in mensa riempio il vassoio per paura che mi rimanga fame.
Ma quale fame?
Ormai mangiamo per abitudine e non per fame. Ma la paura dello stomaco vuoto, non completamente, ma anche solo un poco da poter sentire ancora un po' di fame, mi fa aggiungere sempre un piatto in più del necessario.
Così come la mia valigia che è piena di vestiti che magari non indosserò tutti. Forse ho paura di non sapere cosa mettermi.
La mia analista quando mi sdraio sul suo barcelona e dico "sono morta" mi cita Fruttero (o era Lucentini?) "2 cose che dicono sempre le donne sono: sono morta e non ho nulla da mettere"
Questa volta la scusa è che non so quanti giorni starò in giro, ma non so se è proprio quella la causa.
Poi oggi mentre ero di ronda per negozi di scarpe (neanche mi mancassero le scarpe!!!) ho all'improvviso realizzato una cosa:
forse la mia mania di avere le scarpe in tinta con la camicia appartiene alla Sindrome dell'apparire.
E poiché dovrei avere iniziato un nuovo corso, per una volta posso andarmene in giro per 3 settimane con le scarpe non proprio coordinate con la camicia.
Forse.
In realtà al pensiero di non poter portarmi dietro tutte le mie scarpe quello che mi "angosciava" era il giudizio di chi mi incontrava e dei miei parenti che avrei incontrato dopo molti anni, come se il loro giudizio su di me fosse determinato dal colore delle mie scarpe abbinato a quello della camicia.
Ecco tutti questi pensieri e questo sentirmi giudicata lo sento pesante. Questo è un peso che potrei iniziare a perdere. Sindrome dell'essere giudicata.
Forse potrei iniziare a perdere peso indipendentemente da tutto.
Entrare nel mondo dell'essere è molto faticoso, o meglio, bisogna allenarsi, forse, soltanto a perdere le vecchie abitudini, perché poi in quel mondo le cose sono così leggere.
Forse la difficoltà sta proprio lì, nel non ricadere nel modo che penso di essere.
E finalmente essere.
ps ad personam
(o della Sindrome dell'abbandono)
mi manchi e mi mancherai per le prossime 3 settimane così parto per distrarmi...
Gli hai appena mandato una email fresca, affettuosa, ma al tempo stesso molto razionale.
"cogliamo l'attimo e nulla più, godiamo dei momenti che passiamo insieme, che sono certa ce ne saranno altri, senza porci troppe domande sul cosa siamo, tenendo conto che comunque siamo, insieme e da soli"...
Più o meno faceva così, con Prévert che faceva capolino alla fine a mo' di saluto/augurio.
Poi ti si pone davanti lui e l'impossibilità di vederlo per 3 settimane e cadi in un delirio di desiderio.
E il desiderio di essere desiderata.
Che non trovi in lui, perché non ti propone nemmeno un sms, o una telefonata per i prossimi 21 giorni... figuriamoci quindi una visita in carne ed ossa!
Il "problema" sta proprio lì, non ti senti desiderata.
E in questo momento è ciò che più desideri.
Amen!
Qual è il giusto prezzo per il proprio desiderio?
Stamattina in auto suonava il mio cd mp3 "all inclusive" e tutto andava piuttosto bene, poi ad un certo punto iniziano le note e le parole di "amore amore" di Riccardo Cocciante.
Ecco non so spiegare bene il perché e il per come, ma una tristezza mi è piovuta addosso.
Una tristezza dura, pesante e senza scampo.
Io ho iniziato ad asciugarmi le lacrime che non so bene da dove iniziavano ad affacciarsi ai miei occhi.
Ho dato la colpa a Cocciante, soprattutto quando è partita "a mano a mano".
Se una è sull'orlo di un precipizio quella canzone è la spinta che la fa volare giù.
Nonostante i boicottaggi emozional-intestinali del cantante coi ricci sono riuscita ad arrivare a lavoro. Con un broncio incredibile. E anche un mosciume mica male.
Bon deciso oggi chiamo. Più precisamente LO chiamo.
In auto ho pensato, mannaggia a Ricciolo!, l'ultimo uomo che mi ha detto "ti amo" è stato... oh no! cazzo, no. Non può essere.
Ed invece è proprio.
Ed io ho avuto voglia di sentirmelo dire ancora, per questo mi sono detta: "LO chiamo".
Poi in realtà non l'ho fatto, ho iniziato a lavorare, sono entrata in camera bianca, ho "giocato" un po' con le fette di silicio e i miei polimeri e mi è passato dalla testa.
Però il mio umore non era cambiato di molto.
Prima di pranzo scopro che uno dei segni visibili del mio essere femmina si è presentato a me con 5 giorni di anticipo.
Ho pensato il mio mal-umore è ormone dipendente.
Ma in realtà non è cambiato molto dal saperlo.
Il pranzo, lo spazzolino e il dentifricio, il filo interdentale e il colluttorio.
Niente da fare una corretta pulizia orale non cambiava lo stato del mio "stare".
Poi il maldipancia, il maldipancia e il maldipancia.
Quando mi sento in quel modo lì ("the bleach way") l'unico rimedio efficace è lo stordirmi con il loop, per esempio giocando all'infinito a "prato fiorito".
Ed quello che stavo facendo quando...
un LUI (uno di quelli il cui fantasma è passato di qui qualche volta) è entrato nel mio ufficio ed ha iniziato a parlarmi delle sue storie, del suo desiderio, come se io non c'entrassi proprio niente con quello che stava raccontando. Anzi non "come se", ma gentilmente facendomi capire che io non c'entro proprio niente col suo desiderio.
La pancia di fronte a ciò si è zittita, quasi a dirmi "non devo lamentarmi del mio male, c'è chi sta peggio!"
Se una inizia la giornata ascoltando "Ricciolo" Cocciante e poi le vengono le mestruazioni in anticipo non può pretendere che la sua giornata ad un certo punto "svolti".
Non può che andare di male in peggio, ovaia bucaiola.
Meglio questa versione di Rino Gaetano!!! L'umore cambia (l'amore cambia)
Scrivere non mi cura più, o meglio, non ho più bisogno di essere curata dalle parole.
E così ora non so che farmene del mio talento, tenendo conto che sono una donna pigra che fa le cose solo in caso di urgenza...
Non avendo più tante urgenze...

Non so come dirlo, ma mi sento ad un passo dalla felicità... o forse ci sono dentro pienamente, ma siccome siamo abituati a dare una certa enfasi a questa parola ho un po' di pudore/timore ad usare pienamente questa parola...
So che è fatta della stessa sostanza dell'essere e non ha bisogno di cose per sentirsela addosso, anzi no, dentro.
Mi verrebbe da dire che è pienezza.
O invece assenza di mancanza.
Ma non è affatto così.
Lui mi manca, mi è mancato tutto il giorno.
Ma in realtà nemmeno più di tanto, perché anche se non era lì... era con me.
Ho tutto quello di cui avevo bisogno, e anche materialmente, più di quello di cui ho bisogno.
In realtà mi basto. E la vita straripa dentro di me.
E' come mi sento che mi rende felice. E' il sentirmi che mi rende felice.
E' quel che sono diventata, è tutto l'impegno che ci ho messo a diventare.
Sono. Piena e vuota contemporaneamente. Semplici intermittenze.
Pieni e vuoti che si alternano, gli uni lasciano il posto agli altri, si scambiano, si cambiano...
in una danza dal ritmo del mio cuore... tump tump tump...
Il bebop della mia vita è la mia felicità.
E io, me e quell'altro siamo. Felicemente distintamente (differentemente?) insieme.
Ognuno secondo il proprio talento.
Io così organizzato, pragmatico e un po' rompicoglioni con quel suo fare da prima della classe.
Me, quel mio desiderio che mi mette in movimento, perché a me non mi basta mai...
... e quell'altro così misterioso, sconosciuto, ma sempre presente che come un prestigiatore modifica la realtà senza ch'io sappia il perché e senza preoccuparsi troppo di farmelo sapere...
anche se poi nei miei sogni mi racconta il suo sogno (progetto) per me.
... la mia anima mi fa piangere di felicità. Ed è la seconda volta di quest'anno.
Ed è la seconda volta nella mia vita.
Sono.
E.
Amo.
Il governatore della Carolina del sud era scomparso dallo scorso weekend, pare che sia andato in Argentina con l'amante e al suo ritorno ha indetto una conferenza stampa per chiedere scusa, soprattutto alla moglie e a i figli.
Allora, uno così in vista fa la cazzata di partire con l'amante sicuro che l'avrebbero beccato...
e quel cocomero lesso fidanzato, non convivente alla mia domanda "dopo la cena passi da me" cosa mi risponde?
"Lo sai che non posso, Non prendertela"
E non avrebbe nemmeno dovuto indire una conferenza stampa il giorno dopo.
Avrei pubblicato io le foto su facebook!
Lo so che devo fermarmi, devo dire di no. Neanche farti entrare. Invece sono stata io che sono andata a comprarti. Ti ho scelto tra gli scaffali del supermercato. Il potere di metterti nel cestino e pagare, poter pagare per portarti a casa.
Il mio potere è fare di te ciò che io voglio. Anche farti ammuffire nel mio frigorifero. Così solo per il gusto di poterlo fare.
Il mio potere su di te cibo è quello di sceglierti. Tu così putrido da farmi morire, a rate, ogni giorno un po’ di più. E poi perché ti imploro di darmi cose che non puoi darmi, di darmi solo cose che puoi.
Se solo tu fossi capace di dirmi cosa sto cercando,
cosa desidero.
Cosa sono io di fronte al mio desiderio.
Io sottomessa a lui?
E se il mio desiderio fosse me.
E se il mio me fosse il desiderio che mi muove.
Non ci sono buoni e cattivi tra io, me e quell’altro.
So solo che ora vorrei avere a disposizione un muro ed un uomo da sbattere contro e poi con le sue mani immobilizzate alla parete avvicinarmi e baciarlo. E morderlo. E poi lasciarlo lì.
Nient’altro.
Nulla di più triste di un desiderio soddisfatto.
Fino all'altro ieri credevo nel perdono. In effetti lo sentivo come un qualcosa di totalmente gratuito. Che sì certo cade un po' dall'alt(r)o.
Forse andavo cercando un alone di santità, un'aureola a poco prezzo quando andavo dicendo che io sono una che perdona tutti... e tutto.
Poi Lei mi dice: il perdono serve solo a stabilire da che parte sta la colpa.
Cacchio. E', come dire, vero?!
Ho faticato a dire che cosa intendevo per perdono. Alla fine sono arrivata alla conclusione che era un modo per offrire all'altro un'altra occasione. Ho anche detto che la cosa in quel momento diventava reciproca.
Lei mi ha corretto: la reciprocità dove sta?
Giusto piuttosto si tratta di contemporaneità. Consegno all'altro, in dono, un'altra occasione e contemporaneamente la offro a me.
Forse sono solo in cerca di un'altra occasione per me stessa. E l'altro funziona soltanto da tramite.
Un semplice catalizzatore di occasioni.
(mi chiedo se il tutto, per essere definito "occasione" sia a "buon prezzo")
E se offro occasioni a me stessa e se l'occasione fa l'uomo ladro... e se...

ero al caffè davanti alla macchinetta con le merendine e una voglia di schifezze che la faceva da padrone.
così ho deciso di chiamarlo.